Andrea Zannoni
Le forme che non siamo


Di tutte le forme possibili, siamo questa.
Ogni esistenza prende una direzione. Non per necessità, ma per una concatenazione di condizioni, incontri, deviazioni, vincoli. Una forma emerge, si stabilizza, si lascia riconoscere. È quella che mostriamo, quella che gli altri vedono, quella che impariamo a chiamare nostra. Ma nessuna forma esaurisce ciò che siamo. Accanto a ciò che si compie, restano altre possibilità. Non tutte persistono, non tutte continuano a seguirci. Ma alcune sì. Rimangono come una presenza laterale, non visibile, eppure attiva. Non si impongono, non chiedono spazio, ma accompagnano. Come qualcosa che non ha trovato corpo e tuttavia non è scomparso.
Andrea Zannoni lavora su questa tensione. Le sue immagini non descrivono, non spiegano, non costruiscono una narrazione. Si muovono in un punto preciso: dove la forma è già riconoscibile, ma non ancora definitiva; dove ciò che appare convive con ciò che avrebbe potuto essere. Il bianco e nero non semplifica, ma sottrae. Riduce il visibile all’essenziale, lasciando emergere una materia più instabile, meno definita. Le forme si offrono allo sguardo, ma non si lasciano esaurire. Mantengono un margine, una zona non detta, in cui qualcosa continua a restare. Non si tratta di assenza. Non si tratta di mancanza. Si tratta di una relazione. Tra ciò che siamo e ciò che non siamo diventati.
“Le forme che non siamo” non è un racconto, né una sequenza. È uno spazio di osservazione in cui ogni immagine apre una possibilità e la trattiene, senza risolverla. Non chiede di essere compresa, ma attraversata. Perché ogni forma, anche la più definita, porta con sé altre forme. Alcune si perdono. Alcune si allontanano. Ma alcune restano.
Come fantasmi.
Orari di apertura:
Lunedi chiuso
Martedi 15.30-19.30
Mercoledi 15.30-19.30
Giovedi 15.30-19.30
Venerdi 15.30-19.30
Sabato 10-13/15.30-19.30
Domenica chiuso
Andrea Zannoni nasce a Scandiano e cresce tra la pianura e la montagna reggiana.
Per lui la fotografia è un atto di scoperta: una ricerca in cui lo stupore deve restare vivo, capace di riconoscere nella realtà non solo ciò che appare, ma ciò che continua a muoversi sotto la superficie. Il suo lavoro non si limita a documentare. Attraversa la realtà, la interroga, ne cerca le tensioni, i margini, le zone meno evidenti. Le sue immagini nascono spesso da un equilibrio tra intuizione e costruzione, tra osservazione e messa in scena, tra ciò che si mostra e ciò che rimane sospeso. Al centro della sua ricerca ci sono la presenza, l’assenza, la forma, il tempo, le possibilità non compiute. La fotografia diventa per lui uno spazio in cui il visibile non chiude il significato, ma lo apre.
Ha esposto in numerose mostre personali, tra cui la mostra permanente al Castello di Rossena, attiva dal 2015, *Venezia 1:1*, *Confini Dissolti* nell’ambito di Fotografia Europea a Reggio Emilia, "DoppiaEsposizione", "Come sasso nella corrente", "Venezia 1:1 la fragile bellezza", "D’ombra e di luce", "Confini dissolti" e "Essere vent'anni".
Ogni esposizione è per lui un’occasione per approfondire un tema e costruire un dialogo con chi guarda. Non cerca una lettura unica: preferisce immagini capaci di generare risonanze diverse, lasciando che ogni spettatore incontri nel lavoro qualcosa di proprio. Nel suo bianco e nero la sottrazione non è impoverimento, ma concentrazione. Togliere colore significa per lui rallentare lo sguardo, portarlo verso la struttura emotiva dell’immagine, verso ciò che non si lascia vedere immediatamente.
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